Strategia aziendale: prima dello strumento viene il problema
Una strategia aziendale efficace parte dal problema da risolvere. Analisi, obiettivi e priorità guidano le scelte su tecnologia, intelligenza artificiale, automazioni e innovazione digitale.
STRATEGIA & BUSINESS
Giovanni Votta
8/17/20265 min read


Prima dello strumento viene il problema
"Dovremmo inserire l'intelligenza artificiale in azienda?", "Ci serve un nuovo gestionale?", "Dobbiamo vendere online?", "Dovremmo essere più presenti sui social?": sono domande che sentiamo ripetere continuamente, e hanno tutte un tratto in comune, ovvero partono già dalla soluzione invece che dal problema che dovrebbero risolvere. Prima ancora di scegliere uno strumento, forse varrebbe la pena fermarsi e chiedersi con onestà quale sia il problema che vogliamo davvero affrontare.
La tecnologia non è una strategia: Ogni volta che emerge una nuova tecnologia si diffonde quasi automaticamente la sensazione che un'impresa debba adottarla in fretta, quasi per paura di restare indietro rispetto a chi lo sta già facendo.
È accaduto con i siti web, poi con i social network, con gli e-commerce, con il cloud e con le automazioni, ed è quello che sta succedendo oggi con l'intelligenza artificiale, percepita come una corsa a cui nessuno vuole arrivare per ultimo.
Il punto è che adottare una tecnologia non equivale automaticamente a innovare davvero.
Quando un'impresa introduce un nuovo software senza aver prima capito come funzionano i propri processi interni, corre il rischio concreto di portarsi dietro gli stessi problemi di sempre, semplicemente racchiusi dentro uno strumento nuovo e più costoso. Allo stesso modo, chi investe sui social senza aver chiarito prima a chi si sta rivolgendo, cosa vuole ottenere e quale messaggio vuole trasmettere, finisce spesso per produrre tanti contenuti che però non hanno alcuna reale funzione commerciale.
E chi decide di inserire l'intelligenza artificiale in attività che, a ben guardare, non ne avevano davvero bisogno, si ritrova semplicemente con uno strumento in più da gestire, senza che questo si traduca in un vantaggio concreto.
La domanda giusta, insomma, dovrebbe sempre precedere la soluzione, non seguirla.
Partire dal problema cambia tutto: Proviamo a immaginare una piccola azienda che ogni giorno riceve moltissime richieste dai propri clienti, sparse tra email, telefonate e messaggi WhatsApp, e che fatica a tenere tutto sotto controllo. Il titolare, in questi casi, arriva spesso a una conclusione piuttosto naturale: "Mi serve un CRM." È un'ipotesi plausibile, certo, ma non abbiamo ancora nessuna garanzia che sia davvero quella giusta per la sua situazione specifica.
Il problema reale potrebbe essere la dispersione delle richieste su troppi canali diversi, oppure tempi di risposta che si allungano troppo, o ancora l'assenza di procedure interne condivise, o semplicemente informazioni che restano intrappolate nella testa di persone diverse senza mai incontrarsi.
Sono situazioni molto diverse tra loro, anche se all'apparenza sembrano generare lo stesso tipo di disagio quotidiano. In un caso servirà effettivamente un CRM, in un altro basterà riorganizzare meglio il flusso di lavoro esistente, mentre in un altro ancora avrà più senso introdurre automazioni mirate o soluzioni basate sull'intelligenza artificiale.
Partire dal problema, prima di tutto, permette di scegliere lo strumento più adatto all'impresa così com'è, invece di costringere l'impresa ad adattarsi a uno strumento scelto troppo in fretta.
Anche il marketing dovrebbe partire da qui: Lo stesso ragionamento vale, quasi allo stesso modo, anche fuori dal mondo strettamente tecnologico.
Quando qualcuno dice "Dobbiamo fare pubblicità su Instagram", la domanda successiva dovrebbe sempre essere: perché proprio lì? Se l'obiettivo dell'azienda è acquisire clienti B2B, ad esempio, Instagram potrebbe non essere affatto il canale più adatto a raggiungerli.
Quando emerge l'esigenza di "Dobbiamo rifare il logo", sarebbe utile capire prima quale problema reale ponga quello attuale, invece di dare per scontato che un restyling risolva qualcosa che magari non c'entra nulla con l'immagine grafica.
E quando si arriva a "Dobbiamo vendere online", le domande da porsi diventano ancora più concrete: esiste davvero una domanda di mercato sufficiente a sostenere questo passo? Che margini abbiamo a disposizione? Quanto incidono realmente logistica, assistenza clienti, gestione dei pagamenti e costo di acquisizione di ogni singolo cliente?
Solo dopo aver trovato risposte solide a queste domande ha senso iniziare a valutare quale strumento utilizzare.
Prima l'analisi, poi la strategia! È proprio questo il principio su cui stiamo costruendo il metodo di lavoro di OONTHE, articolato in quattro fasi che si susseguono con una logica precisa: analisi, strategia, sviluppo e misurazione.
L'analisi serve innanzitutto a capire il contesto in cui ci si trova, cercando di rispondere a domande semplici ma spesso trascurate: dove siamo davvero, qual è il problema di fondo, quali risorse abbiamo realmente a disposizione e quali vincoli dobbiamo tenere in considerazione lungo il percorso.
La strategia, che arriva subito dopo, serve a definire la direzione da prendere, chiarendo cosa vogliamo ottenere, quali sono le priorità e quanto siamo effettivamente disposti a investire per raggiungere quel risultato.
Lo sviluppo è il momento in cui tutte queste decisioni si trasformano in attività concrete, ed è qui che entrano finalmente in gioco software, siti web, attività di marketing, automazioni, comunicazione, intelligenza artificiale e tutti gli altri strumenti che possono servire.
La misurazione, infine, ci permette di verificare cosa è realmente accaduto una volta messo tutto in pratica, capendo se i risultati ottenuti giustificano i costi e il lavoro investito, cosa andrebbe corretto e se ha ancora senso proseguire su quella strada.
Non tutte le imprese hanno bisogno della stessa soluzione, un altro errore piuttosto frequente, che vediamo ripetersi spesso, consiste nel copiare ciò che fanno altre aziende, magari senza fermarsi a valutare quanto quella scelta sia davvero adatta al proprio contesto.
Capita che un'impresa veda un concorrente investire nell'e-commerce e decida quasi automaticamente di fare altrettanto, oppure che un'altra osservi le aziende del proprio settore pubblicare contenuti sui social in modo continuo e decida di aumentare a sua volta la produzione, magari senza una vera strategia dietro. Allo stesso modo, capita spesso di leggere delle opportunità legate all'intelligenza artificiale e sentirsi quasi in dovere di trovare qualcosa da automatizzare, anche quando non ce n'è reale bisogno.
Il problema è che dimensione, tipologia di clienti, margini, organizzazione interna, competenze disponibili e obiettivi cambiano moltissimo da un'impresa all'altra. Una soluzione che funziona bene in un determinato contesto non diventa automaticamente efficace anche in un contesto diverso, per quanto le due situazioni possano sembrare simili in superficie.
A volte la soluzione è più semplice di quanto sembri, questo è probabilmente uno degli aspetti meno affascinanti di tutto il discorso sull'innovazione, ma è anche uno dei più importanti da tenere presente.
Non sempre, infatti, serve aggiungere qualcosa di nuovo per migliorare le cose.
Un processo interno può avere semplicemente bisogno di essere semplificato, senza per forza introdurre nuovi strumenti. Un software che l'azienda già possiede può essere semplicemente configurato meglio di come lo è ora. Un sito web può aver bisogno di contenuti più chiari e comprensibili, piuttosto che di essere rifatto completamente da zero. E un'azienda può ottenere risultati migliori semplicemente imparando a gestire con più cura i contatti che ha già acquisito nel tempo, invece di correre subito a investire in nuova pubblicità.
La soluzione più efficace, insomma, non coincide sempre con quella tecnologicamente più avanzata o sofisticata.
Innovare significa fare scelte!
Tecnologia, marketing e strategia acquistano davvero valore solo quando rispondono a un'esigenza concreta e ben definita, non quando vengono adottati per inseguire una tendenza del momento. Per questo motivo, ogni volta che ci troviamo davanti a una nuova idea, preferiamo partire da quattro domande fondamentali: quale problema stiamo cercando di risolvere, quale risultato vogliamo davvero ottenere, quali risorse abbiamo concretamente a disposizione e come faremo a misurare il risultato una volta raggiunto.
Solo dopo aver risposto a queste domande arrivano, naturalmente, software, intelligenza artificiale, marketing, automazioni e piattaforme di ogni tipo.
In OONTHE vogliamo lavorare proprio su questo confine sottile ma decisivo: capire prima, scegliere poi, e sviluppare solamente ciò che serve davvero. Perché partire dallo strumento, in fondo, è la scelta più facile e immediata da fare. Capire quale problema meriti davvero di essere risolto, invece, è il vero lavoro.


