Solo 2 link al mese su Facebook e Instagram: cosa cambia
2 link al mese su Facebook e Instagram cambiano il rapporto tra social e link esterni. Diventa importante scegliere cosa promuovere, puntare sui contenuti nativi e organizzare bene il link in bio. Biolink, shortlink e QR code aiutano anche a misurare il traffico generato.
MARKETING & COMUNICAZIONE
Giovanni Votta
10/4/20263 min read


Solo 2 link al mese: come cambia la condivisione sui social (e perché ti serve una bio ben fatta)
Su Facebook e Instagram, con i profili base, ormai si possono pubblicare solo due link al mese. Sembra un dettaglio tecnico, ma cambia parecchio. La logica di Meta è chiara: far restare le persone dentro la piattaforma, spingerle a condividere contenuti di altri utenti e non a portare fuori traffico verso un blog o un sito esterno. E chi aveva costruito la propria strategia sul "scrivo un articolo e lo rilancio sui social" si ritrova con un problema concreto.
Il limite vale per qualsiasi collegamento esterno: l'articolo del blog, la pagina del sito, il video su YouTube. Ed è qui che si capisce meglio l'obiettivo. Se non puoi più rimandare altrove, l'unica strada è riempire la tua pagina di contenuti pensati per la piattaforma: un video girato direttamente per Reels, un testo che si regge da solo, un carosello che racconta tutto senza bisogno di un clic. Il social vuole che i suoi utenti producano materiale per lui, non che lo usino come vetrina per quello che sta altrove. Per chi lavora con un blog o con un canale YouTube questo vuol dire cambiare approccio: il contenuto originale resta dov'è, ma sui social va riadattato, non semplicemente linkato. Il link non è più la scorciatoia per portare traffico, ma l'eccezione da usare quando vale la pena.
Per questo la prima cosa da fare è smettere di sprecare quei due link. Non hanno senso per un articolo qualsiasi: vanno riservati ai contenuti che contano davvero, quelli che portano un contatto, una richiesta, una vendita. Per tutto il resto, il post deve raccontare il contenuto direttamente, con testo, immagini o un carosello, lasciando al link il solo compito di completare.
Poi c'è la bio, che diventa l'unico spazio stabile dove mettere un collegamento. Qui entrano in gioco i biolink, cioè gli aggregatori di link: una pagina unica, raggiungibile da un solo indirizzo, che raccoglie tutto quello che vuoi mostrare. Nel post scrivi "trovi tutto nel link in bio" e il traffico passa da lì.
Faccio l'esempio di Oonthe Link, ma il ragionamento vale per qualsiasi strumento simile. Perché non collegare direttamente il sito? Perché un biolink lo gestisce chiunque, anche da cellulare, senza essere programmatore o webmaster. Gestire un blog o un sito richiede già un minimo di competenze informatiche, e non tutti hanno voglia o tempo di acquisirle. Con un biolink cambi un collegamento in due minuti, mentre sei in giro.
Il punto che si sottovaluta di più è che un biolink non è solo un elenco di link. Ci sono widget di ogni tipo e, con un po' di fantasia, si possono costruire vere landing page dedicate a un prodotto, a un servizio, a una promozione. Una pagina per ogni obiettivo, senza toccare il sito.
E poi c'è la parte che di solito fa la differenza: misurare. Si possono generare shortlink e QR code tracciabili, così sai quante persone hanno visto la pagina e da dove arrivano. Il QR code è comodo perché collega il mondo fisico a quello digitale: lo stampi su un volantino, su un biglietto da visita, su una vetrina, e capisci cosa funziona davvero.
Quindi la limitazione dei due link, per quanto fastidiosa, può diventare un'occasione. Costringe a scegliere cosa promuovere, a curare la bio come una piccola vetrina e a guardare i numeri. Chi lo fa adesso parte in vantaggio.
Un consiglio che vale una consulenza gratuita: il link non deve stare per forza nel post.
Quando pubblichi un contenuto sui social, valuta di inserire il collegamento nel primo commento e usare il post per raccontare il contenuto senza interromperlo con un URL. È una soluzione semplice da testare: pubblica il contenuto in forma nativa, aggiungi il link nel primo commento e confronta i risultati con i post in cui inserisci il collegamento direttamente nel testo.
Alla fine, la regola più utile resta sempre la stessa: misura cosa funziona sul tuo pubblico.

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